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8/2/2010 21:28

PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA“: I tifosi e le lacrime dell“"ingrato" Simplicio

Di Benvenuto Caminiti

Sabato, 6 febbraio, Palermo-Parma 2-1: una volta di più mi sono commosso.

Quando Simplicio, ad un soffio dalla fine, ha segnato il gol-vittoria e poi si è inginocchiato, la testa tra le mani, per nascondere le lacrime, beh, mi è salito un groppo in gola ed avrei voluto piangere anch’io e lo avrei fatto – oh, se lo avrei fatto! – solo che avevo accanto Angelo Morello e lui mi avrebbe guardato un po’ così, come per dirmi: ”Benvenuto, non è il caso, le lacrime spendile per cose più serie!”.

Ma ognuno è fatto com’è fatto e per me quella era una cosa seria per cui piangere, anzi serissima!
Così ho aspettato che … il pericolo si allontanasse e, con la scusa che ogni tanto (anzi spesso, quando per l’emozione il cuore mi diventa più ballerino del solito) sento il bisogno di un po’ di privacy, ho chiuso bene la porta ed ho gettato fuori tutte le lacrime del mondo. Una liberazione!

E non solo per la vittoria, che sembrava ormai impossibile, ma anche per condividere quelle di Simplicio, questo brasiliano atipico, che non parla mai di “saudade”, che qualche volta vedo girare per le vie della città con la figlioletta, che ride beata ad ogni parola che le dice e con la gente che lo ferma una, dieci, cento volte e lui una, dieci, cento volte sorride, risponde alle solite domande (“M’arraccumannu Fabio, am’a ghiri in Champions!”) e, tra un “va bene, ci proveremo” e l’altro, firma autografi. Sempre con quel suo sorriso di bambino felice.
Ho pianto anche per lui, per come è stato bersagliato a tutti i livelli, inclusi addetti ai lavori, sol perché, a scadenza di contratto, ha osato pensar di chiudere la carriera in un’altra squadra, realizzando così l’ultimo ingaggio importante. Sollevando un vespaio di polemiche, accuse, insinuazioni, sospetti ed una condanna esemplare: “Ingrato - lo accusavano da più parti – tu sputi nel piatto in cui mangi!”. E, per chiudere il cerchio, gli stessi proponevano di relegarlo in tribuna “perché, se si è già promesso alla Roma, tirerà indietro la gamba e quindi, con lui in campo, sarebbe come giocare in dieci!”.

Ho pensato come può essere crudele la vita di un calciatore, ieri un beniamino, oggi un nemico da abbattere. Senza pietà. E, conoscendo la persona, sensibile e gentile, ho penato per lui, sperando che non si gettasse troppo giù; che proseguisse per la sua strada come nulla fosse successo; che ascoltasse solo i consigli del suo allenatore. Come per fortuna è accaduto, voglio dire la fortuna di avere un tecnico come Delio Rossi che, prima di essere quel grande allenatore che sappiamo, è una persona sensibile e gentile. Proprio come Simplicio , con in più, una conoscenza della vita e del mondo del calcio nettamente superiore a quella maturata dal suo giocatore.
Così Delio Rossi non si è fatto minimamente influenzare da tutta la retorica e dalla demagogia che è circolata a tonnellate nelle ultime settimane ( la bandiera, i colori, il vil denaro…) ed ha subito dichiarato: “Finché Simplicio si allena come quel grande professionista che è sempre stato perché non dovrei impiegarlo?… ".
“Anche perché – ha poi proseguito – Fabio è uno dei giocatori più forti che ho in rosa, quindi…”.

Ed infatti lo ha schierato a Napoli e il brasiliano lo ha ricambiato con una delle sue più brillanti prestazioni della stagione. Poi ha dovuto rinunciarvi per squalifica e ieri, contro il Parma, nel rush finale verso la vittoria, lo buttato nella mischia ad una decina di minuti dalla fine. “Perché Simplicio è uno - ha spiegato al termine della gara – che mi può risolvere la partita con un colpo dei suoi!”. Com’è puntualmente avvenuto: retro passaggio di Miccoli e secco destro di collo pieno con palla giusto all’incrocio dei pali. Mirante di sale e 2-1 per il Palermo. Altro che giocatore da relegare in panchina! Poi le lacrime, l’abbraccio dei compagni e il tripudio del pubblico, di tutto il pubblico presente sugli spalti, compresi quelli che lo avevano fischiato al suo ingresso in campo. E lui che leva in alto le braccia per ringraziare mentre la folla, da un angolo all’altro dello stadio, canta in coro: “Simplicio… Simplicio…”.

Ma quella strana serata di calcio rosanero, cominciata per una volta al “Barbera” alle sei del pomeriggio, era tutt’altro che finita. Una volta in sala stampa, ne cominciava un’altra, anch’essa all’insegna della commozione e delle lacrime. Guidolin, l’ex più illustre fra i tanti presenti in partita, si commuoveva di nuovo - dopo averlo fatto fin quasi alle lacrime entrando in campo prima del fischio d’inizio - rispondendo alle domande dei giornalisti : “L’accoglienza con la quale oggi mi ha accolto la gente mi ha toccato il cuore – ha detto con la voce incrinata dall’emozione – facendomi quasi scordare l’amarezza per una sconfitta rimediata in zona Cesarini!”.
Alla fine, me ne sono tornato a casa col cuore gonfio di buoni sentimenti ed una certezza in più: nel calcio, come nella vita, raccogli sempre quello che hai seminato. E se Simplicio e Guidolin, alla fine hanno raccolto applausi vuol dire che se li meritavano. E se li meritavano, al di là di chiacchiere e cattiverie sparse, perché hanno sempre fatto il loro dovere.




melissa rng

Fonte: Mediagol.it

Fonte: mediagol

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